IMMIGRAZIONE E ACCOGLIENZA: REPORTAGE DALLA SVIZZERA

Il tema dell’immigrazione torna, ciclicamente, di grande attualità: non solo a livello italiano, in particolare nelle zone del nostro Paese più vicine alle coste libiche, ma anche a livello locale.

Anche sulla scorta del confronto in occasione di un incontro pubblico a Sondrio col collega Dalla Zuanna, ho dunque accolto molto volentieri l’invito delle autorità cantonali svizzere a conoscere meglio il loro modello di gestione dei migranti richiedenti asilo: ho provato a fare un rapido resoconto delle tante cose imparate.

 

Partenza: ogni Cantone si organizza per sé

Parto da Coira al centro di prima accoglienza: qua arrivano la quota di richiedenti asilo inviati inviati da Berna al Canton Grigioni: dal centro infatti vengono spostati ai singoli Cantoni, che decidono poi come organizzarsi. Alcuni Cantoni li rigirano ai comuni che devono barcamenarsi al meglio, mentre il Canton Grigioni ha organizzato questi centri di prima accoglienza.

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Visita al centro di prima accoglienza

Visito l’ufficio che si occupa della burocrazia e gestione del centro. Gli ospiti sono schedati con delle foto sul muro. Colgo nell’immediato un ambiente molto spartano. Ci spiegano che ora gli ospiti lavano da soli (usando le lavatrici), stirano, cucinano. Niente suppellettili in giro: tutto aperto, per non nascondere oggetti o refurtive. Mi informano che gli ospiti si fermano pochi mesi, poi vengono smistati negli altri centri.
Gli ospiti, appunto. Chiedo : “Dove sono?”
Alcuni sono a scuola (gli insegnano la lingua, le usanze, come spostarsi coi mezzi, dove e come fare la spesa, le regole base di Coira…), altri sono in città. Non sono chiusi: possono uscire come vogliono e non hanno obbligo di dormire lì. Devono farsi vedere una volta al giorno.

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Alcune domande

“Mah… Come si spostano?”
“Con i mezzi: ricevono ogni 15 giorni dei soldi per fare la spesa. Viste le differenti etnie e religioni funziona meglio che ognuno si faccia la spesa, cucini, mangi, lavi auto organizzandosi”. Prima cucinavamo noi, continuano, ora fan da soli come vogliono.”
Mi mostrano la tabella che indica quanti soldi dare a ciascuno al mese per farsi la spesa: 360 Franchi.

A questo punto chiedo: “Quanti ne avete in Canton Grigioni?” “Circa 1000”, la risposta!
Faccio due conti: Canton Grigioni abitanti circa come la provincia di Sondrio… Ma ne hanno più di noi? (Non eravamo invasi?…).

E chiedo: “Quanto vi passa la Confederazione per coprire i costi?”
Risposta: “49 Franchi Svizzeri al giorno per ospite. Di più se son minori non accompagnati.”
Rifaccio due conti: 45 Euro: nessuno da fondi Europei…..
Richiedo: “Quanto dura la pratica per il riconoscimento dell’asilo?
Risposta: “4/5 mesi, ma dipende,” mi dicono “questo signore siriano aspetta da tre anni”.
Mi guardo attorno, son tutti tranquilli…..
“Ma la gente non ha paura dell’immigrazione? Non sorgono problemi?”
“No, non più che con gli svizzeri.” mi dicono. Una risposta che però mi convince poco.

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Visita a un centro permanente

Ci spostiamo al centro che ospita famiglie con ragazzi in età scolare. Arriviamo al centro permanente, noto subito uno stabile molto bello. Mi diranno poi che si tratta di un hotel che funzionava poco e che è stato preso in affitto dal Cantone per l’ospitalità.

Colgo buona accoglienza, ambiente pulito: in fondo mi mostrano l’asilo. Entro piano dai bambini che guardano e sorridono. Alle elementari stanno imparando la lingua e i suoni locali, mentre i ragazzi in età più grande hanno i computer e fanno laboratori manuali.
Passiamo in rassegna cucina, spazi di gioco, camere e l’appartamento dei minori non accompagnati che vivono insieme per imparare a rendersi autonomi quando usciranno. Vedo la foto della loro squadra di calcio che si allena con il Coira e gli scarpini da calcio nella scarpiera: restiamo un po’ a parlare.
Gli operatori sono molto aperti e mi invitano a tornare con altri amici italiani. Torno verso il passo dello Spluga e passando da Splûgen, rinomata località turistica, mi spiegano che quell’albergo funzionava poco: a breve sarà trasformato in un centro d’accoglienza per immigrati.
Il Cantone lo ha deciso. Il Comune viene informato solo a decisione presa.

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Il ritorno a casa

Rifletto. Apro il telefono e scorro le immagini catturate da poco. Bastano due, tre foto come queste per far scoprire l’umanità: le guardiamo infatti senza più la mediazione della logica, saltiamo i ragionamenti soliti sul tema dell’immigrazione.
Non c’è più bibliografia e spariscono i distinguo del “però questo è un problema complesso”.
L’occhio che vede è l’organo vincente perché spesso la mente ci abitua a non vedere le cose.
Passo la dogana che avevamo superata all’alba, ma tutto è diverso dalle aspettative!!!14202528_969717079841823_1154230111162433560_n

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