BELLUNO, VERBANIA E SONDRIO, UNITI PER LA MONTAGNA

Invitato dalle associazioni locali riunite all’interno del Gruppo di Camaldoli, oggi a Sondrio ho partecipato al convegno “Quale attualità per Valtellina e Valchiavenna?”. Tanti gli amici presenti: non solo Enrico Borghi e Roger DeMenech, deputati di Verbania e Belluno con cui da tempo stiamo portando avanti una battaglia comune che ha portato al riconoscimento della specificità montana nella legge Delrio, ma anche il sottosegretario del Ministero per gli Affari regionali, Gianclaudio Bressa. In questa foto, siamo in compagnia dei vertici provinciali del Partito democratico.

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Ovviamente, il punto di partenza di ogni discussione è stata la legge “Delrio”, approvata lo scorso aprile.

Dopo un breve saluto da parte di Gionni Gritti, presidente di Confartigianato Sondrio, e un inqudramento teorico tracciato da Federico Gusmeroli, ha preso per primo la parola l’amico Gianclaudio Bressa.

«Questa legge per la prima volta riconosce la specificità della montagna a livello di istituzioni:  dà le capacità alla provincia montana di tutelare i propri interessi. Non abbiamo più bisogno, come province montane, di demandare ad altri la tutela dei nostri interessi.

L’area vasta ci deve essere, ma andava definita in maniera moderna. La riforma Delrio mette in movimento il sistema: non ha carattere provvisorio, dalla costituzione sparirà la provincia come ente politico, non come entità amministrative per risolvere il problemi! L’ente di area vasta attua una profonda novità nel panorama istituzionale italiano: il consiglio provinciale rappresenterà i territori. Questo è un salto culturale: l’ente di area basta richiede scelte che abbiano valenza complessiva e rispetto dei singoli territori. Significa cambiare la cultura politica: è una sfida che vale la pena di esser fatta. Autonomia significa diversità: guai a noi se perdessimo questa occasione.»

Dopo di lui è intervenuto Roger De Menech, deputato della provincia di Belluno, che ha portato l’esperienza di quella che, al momento, è delle tre la provincia più “avanti” in materia di riconoscimento da parte della Regione.

«Nelle province montane si potrà strutturare il servizio in base alle esigenze del territorio, cosa che le altre province non possono fare. In quarant’anni di provincia elettiva siamo riusciti ad evitare il proliferare di enti inutili? La risposta è no. Ora il livello decisionale è riportato alla consapevolezza e al coraggio dei Sindaci. Il vero tema è fare il salto di qualità come amministratori del territorio: ora i Sindaci dovranno avere anche una visione di vasta scala e creare sinergie per affrontare i problemi comuni.»

A seguire il breve intevento di  Massimo Sertori, presidente pro tempore della Provincia, che ha affermato: «Se chiudessi gli occhi, saprei benissimo cosa fare:  cancellerei tutti gli altri enti che ci sono in giro» e di Daniele Nava, sottosegretario di Regione Lombardia.

«È chiaro che la specificità montana è un argomento che dovrà essere riempito di contenuti: Regione Lombardia dovrà occuparsi anche di questo per dare le risposte migliori alla provincia di Sondrio. Da questa visione dipende anche il futuro di altri enti territoriali: è inutile accentrare ciò che può esser fatto sul territorio

Enrico Borghi, collega del Partito democratico eletto nella provincia di Verbania-Cusio-Ossola, ha portato la voce di una delle province più “giovani” d’Italia, che a lungo si è battuta, puntano sulla “montanità”, per staccarsi da Novara.

«Per la prima volta viene rotta l’omogeneità sulla base della quale in Italia abbiamo finora chiamato con lo stesso nome cose diverse. Io le vorrei chiamare province alpine: come nuove istituzioni, se saranno capaci di radicarsi, potranno anche avere voce in capitolo sulle concessioni idroelettriche.»

Nel mio intervento ho preferito invece concentrarmi sul lavoro svolto e le prospettive future:

10455288_561123264034542_7263280466522172401_n«Oggi ho finalmente la convinzione che la provincia di Sondrio stia partendo sul processo dell’autonomia montana: voi ci siete, siete qui, siete sindaci che in tempi difficili sanno assumersi le responsabilità. È un percorso che va fatto assieme, c’è un chiaro traguardo a cui tutto stiamo mirando: il pregio della giornata di oggi è aver trovato una bussola con la quale individuare il percorso da fare. Oggi si vede il volto bello dell’essere lobby territoriale, è l’orgoglio di pensare che possiamo prender parte da protagonisti a questo percorso.

Dobbiamo lavorare insieme, con le altre province montane, perché quello che accade altrove ci riguarda e ci può dare spunti importanti. Un modo per difendere le istituzioni è proiettarle nel futuro: la parola chiave è opportunità, in un quadro che un anno fa mi preoccupava, ma che ora mi rende felice perché ne siamo uscito il forti è meno soli di prima. Gli amici al tavolo lo dimostrano chiaramente.»

Ha chiuso il convegno Mirko Dolzadelli, segretario provinciale della CISL.

«Il tema della sussidiarietà e del futuro della nostra terra è stato centrale in questo percorso. Noi abbiamo già il documento fondamentale per il nostro statuto, per un’autonomia che non solo vi è dovuta, ma è matura. È  dal basso che dobbiamo dimostrarci capaci di governare la nostra autonomia: non possiamo pensare di andare avanti con 78 comuni.Le ultime elezioni dimostrano come sia impossibile governare così il territorio: se siamo in grado di gestire l’autonomia, non lasciamo più la decisione ad altri. Bisogna avere il coraggio di rigenerare in modo profondo la politica locale.»

Insomma, un pomeriggio pieno di spunti davvero interessanti: un bel rifornimento di energia e positività che dovrà accompagnarci nei prossimi appuntamenti. Primo fra tutti, la votazione sulla riforma costituzionale.

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