DEF 2015: IL MIO INTERVENTO IN AULA

Oggi, davanti ai colleghi senatori, ho parlato in Aula del DEF (Documento di economia e finanza) relativo al 2015.

Si tratta di un documento che il Governo invia alle Camere per l’approvazione, contenente le previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica e gli obiettivi programmatici.

Il DEF di quest’anno fissa tre obiettivi principali:

  • rafforzare e accelerare la ripresa economica attraverso la riduzione del carico fiscale sulle famiglie e sulle imprese e attraverso il rilancio degli investimenti
  • favorire la creazione di posti di lavoro;
  • ridurre il debito pubblico (per la prima volta dal 2007), consolidando così la fiducia del mercati e riducendo la spesa per interessi.

Leggi qua il testo del DEF.

 

Di seguito alla registrazione video del mio intervento, ne riporto il testo completo.

“Signor Presidente, signori rappresentanti del Governo, senatrice e senatori, il Documento di economia e finanza 2015, dopo diversi anni bui e di pesanti sacrifici per cittadini e imprese contiene finalmente dati e previsioni economiche di finanza pubblica che evidenziano, già a partire dal corrente anno, un deciso cambiamento di rotta.

Certo, ci sono ancora molte incognite che gravano sul Paese ma possiamo cominciare a guardare al futuro con nuove prospettive. La favorevole evoluzione del contesto macroeconomico internazionale e nazionale sta infatti spingendo la nave Italia verso un percorso di crescita stabile e duraturo, tale da porre il rapporto tra debito e Pil su un sentiero rassicurante per il Paese e per i mercati finanziari.

È vero che fruiamo di venti favorevoli, ma qualcuno troppo spesso dimentica che questa nave è stata presa dal centro di una tempesta, salvata dagli scogli e riparata in porto con grande sacrificio degli italiani e grande impegno del Governo (e dei Governi) in questi ultimi anni.

Per quanto riguarda lo scenario macroeconomico il Documento di economia e finanze 2015 illustra un andamento programmatico che segna una crescita del PIL pari allo 0,7 nel 2015, che si porterebbe rispettivamente a 1,4 e 1,5 per cento nei due anni successivi: questi dati soltanto due anni fa erano impensabili, in ragione della profonda crisi che colpiva il Paese e la nostra economia.

A rafforzare e rendere veritiero il cambiamento di scenario delineato dal Documento di economia e finanza contribuiscono mix di interventi di politica economica e monetaria in via di adozione in ambito europeo, oltre che, come già ricordato, l’andamento del prezzo del greggio. Tra questo mix di interventi sicuramente meritano una citazione il cosiddetto quantitative easing, da cui ci aspettiamo che vengano ripristinate le condizioni affinché gli istituti possano concedere credito alle aziende. Questo non avverrà per via automatica, per il solo effetto del quantitative easing. Sicuramente il Governo e il Parlamento dovranno aiutare gli istituti di credito italiani anche a far fronte alla problematica dei crediti nonperforming, che attualmente appesantisce i bilanci delle nostre banche.

Il deprezzamento dell’euro è un altro elemento che sicuramente sospinge questi venti e questo cambiamento di rotta e aiuta le esportazioni e le aziende che prevalentemente esportano i prodotti italiani di qualità all’estero. Tuttavia, è importante che si registri che, di fianco a questo dato significativo sulle esportazioni, questo andamento sia sostenuto anche da sforzi sulla domanda interna. E, quindi, sebbene questi venti positivi esterni all’azione del Governo vadano riconosciuti e salutati con favore, non si possono non mettere in evidenza nel contempo anche tutti gli sforzi per equilibrare internamente la situazione.

Durante il semestre di Presidenza italiana dell’UE è stato dato un decisivo impulso anche al dibattito sull’agenda degli investimenti in Europa e il nostro Paese è risultato tra i principi artefici dell’iniziativa che ha portato al piano degli investimenti. Ricordo solamente i 315 miliardi di investimenti in tre anni. Si tratta di una misura che probabilmente non sarà sufficiente, ma che segna una forte discontinuità con il passato, anche sul tema degli investimenti.

Infine, voglio ricordare due interventi che caratterizzano questo DEF. Il primo è quello finalizzato a scongiurare l’attivazione delle clausole di salvaguardia per il 2016, di cui già si è detto in questa Aula e sul quale, quindi, non mi intrattengo oltre. Il secondo intervento è rappresentato dall’utilizzo della flessibilità delle finanze pubbliche connesso alla clausola europea sulle riforme. Anche gli effetti di questo secondo intervento sono già stati ampiamente illustrati.

Concludo ricordando che il Programma nazionale di riforma prevede il rafforzamento di questa tendenza attraverso il necessario cambiamento strutturale che passa per le riforme importanti in corso e in arrivo: citiamo quella istituzionale, della pubblica amministrazione, del mercato del lavoro, della giustizia, quella fiscale, la revisione della spesa, le privatizzazioni, le politiche per la concorrenza e la competitività, il settore creditizio, l’ambiente, le infrastrutture, la riforma della scuola e il piano nazionale della scuola digitale.

Sono tutti interventi che oggi ci consentono di guardare al futuro con una prospettiva differente, con un ottimismo che sicuramente non vuole certo sbilanciarsi. Anche se ci troviamo nella fase della curva per cui i dati tendenziali e le azione programmatiche del Governo ci lasciano usare parole di ottimismo per il futuro, non dimentichiamo che gli italiani stanno vivendo il loro momento di minimo di questa curva, il momento più difficile. E, allora, è agli italiani che consegniamo gli sforzi di questo DEF e alle fatiche che oggi gravano sulle loro spalle, sulle famiglie e aziende. Sicuramente, nei prossimi tre anni, si conferma una legislatura che dovrà insistere sulle riforme affinché queste prospettive diventino effettivamente una realtà.”

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