Il referendum è logico

Avendo fin qua partecipato a vario titolo a molti confronti referendari con l’obiettivo di informare i cittadini e portare le mie convinzioni sulle ragioni del SI al referendum sulla riforma costituzionale, mi sono spesso domandato quanto siano efficaci questi confronti e come li si possa rendere pienamente utili e veri momenti di partecipazione. C’è in gioco faenza-3la nuova Costituzione, ma è anche una grandissima occasione per riportare la politica in mezzo alla gente: entrambi gli obiettivi devono essere centrati.

Il problema di questi confronti è che giustamente non possono divenire la replica dei chiassosi e spesso inutili talk-show televisivi, dove il presentatore insegue i dati di ascolto: sono impegnativi perché la materia è tutt’altro che semplice e conosciuta. Vedono dunque alternarsi, in modo si spera rispettoso, le due tesi dei partecipanti e lasciano poi fluire i partecipanti con i loro dubbi e le loro convinzioni: cosa rimane dopo una serata così difficile? E quali elementi cognitivi ed emotivi influiscono sulla valutazione finale?

Una sera un giovane ragazzo al termine del confronto mi ha detto: come faccio a sapere di chi fidarmi tra quello che mi avete detto? 

Probabilmente anche queste serate sono destinate ad essere un mero confronto propagandistico, più tecnico e approfondito, ma sempre volto a colpire con qualche trovata il consenso dei presenti. Nell’illusione che invece possano essere anche momenti di confronto leale e appassionato, mi sono domandato come rispondere a quel ragazzo. A chi dare la fiducia e come informarsi durante e dopo il confronto? Come pesare le cose che mi vengono dette, che criteri adottare oltre al: mi piace? Nel caso del referendum sulla riforma Costituzionale del 4 dicembre 2016 suggerirei di seguire questo metodo.

 

Opinioni e fatti

Anche in politica è bene distinguere tra fatti e opinioni. Entrambi vanno “rispettati”. I fatti si rispettano raccontando la verità, sono fatti, le opinioni argomentandole adeguatamente. La prima regola aurea che ciascuno dovrebbe voler seguire è quella di formarsi la propria opinione esclusivamente su fatti verificati e opinioni argomentate. Il “fact checking”, la verifica dei fatti, dovrebbe essere messa a disposizione da chi li cita o almeno indirizzata e si dovrebbe assegnare una valutazione estremamente negativa ad ogni falso utilizzato nel dibattito.

 

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Ciascuno ha opinioni rispettabili e da rispettare, ma se sono costruite su false rappresentazioni della realtà è un forte indizio di errore o tentativo di manipolazione.Dire che la riforma rende più facile alla maggioranza eleggere il Presidente della Repubblica non è un’opinione rispettabile: è un falso.

Altri fatti sono la riduzione del numero dei parlamentari, la soppressione del CNEL, l’abbassamento del quorum per i referendum abrogativi qualora si raccolgano 800.000 firme, etc. Sui fatti non si può discutere: o si citano correttamente o si dice il falso. Occorre dunque, in chi ascolta, affinare la capacità di riconoscere le affermazioni fattuali e separarle nettamente dalle opinioni, cosa per nulla scontata. Col passare delle settimane le bugie più evidenti vengono smascherate, ma chi le utilizza o le ha utilizzate lo ha fatto spesso conoscendo i meccanismi della comunicazione in Italia in questo momento: intanto ti instillo il dubbio e un sentimento negativo verso la tesi avversa, poi si vedrà…. Vi saranno poi gli emuli: coloro che citeranno con disinvoltura falsità essendo convinti della loro verità in quanto costituiranno elementi autoconfermativi: è facile convincersi di qualcosa che ci piace e provare a convincere gli altri in buona fede.

Naturalmente in un dibattito politico saranno espresse soprattutto opinioni, ma nel dibattito referendario i fatti che vengono bistrattati sono veramente tanti e ve ne sono alcuni clamorosi.

Le opinioni esprimono un proprio giudizio sui fatti (sui contenuti della riforma) e per questo motivo meritano rispetto: ogni punto di vista è importante e non può essere deriso. Se però qualcuno ha desiderio di esporre la propria opinione agli altri e magari la pretesa di convincerlo è giusto pretendere, in un dibattito di questo tipo, che le sue opinioni siano:

  1. Ben argomentate e non apodittiche e suggestive;
  2. Riferibili a fatti (aspetti della riforma) e non contro-fattuali (smentite da aspetti della riforma).
  3. Coerenti al proprio interno e non contraddittorie
  4. Realistiche, riferite alla realtà e non astratte o puramente concettuali o addirittura chiaramente irrealizzabili perché smentite dai fatti noti.

 

La narrazione

Sicuramente nel dibattito oltre alla questione fatti/opinioni conta molto la narrazione, il filo rosso con cui le informazioni vengono fornite, la capacità di dare un senso unitario ai tanti dettagli, di usare un linguaggio fluido e avvincente, di saper entrare o meno in empatia con chi ascolta. Questi aspetti hanno una loro importanza, ma, per tornare al metodo, la tecnica narrativa diviene sicuramente da valutare positivamente o negativamente quando sia finalizzata a far meglio comprendere o a confondere o addirittura ingannare. Non è facile discriminare su questo aspetto, ma, ad esempio, un indizio importante è quello del senso delle proporzioni: prendere un dettaglio per deformarlo e dimostrare altro, collegare indebitamente a questioni che nulla c’entrano con l’argomento per carpire compiacenza o consenso. Sono tutti aspetti che in questo tipo di dibattito dovrebbero sollevare forti dubbi in chi ascolta.

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Gli sponsor autorevoli

Altro aspetto che entra nel dibattito è il riferimento alle persone per valorizzare una tesi. Giusto e utile, ma ancora una volta da prendere con metodo: citare qualcuno a sostegno di una tesi è corretto, va fatto con precisione, è molto efficace, ma non può essere l’aspetto decisivo di un dibattito di questo tipo. Ero a Gaeta quando arrivò la Goletta dei 5 stelle e tra le tante bugie ascoltate ci fu anche quella per cui “tutti i costituzionalisti sono contrari a questa riforma”. Oltre ad essere falsa, perché per ogni costituzionalista contrario se ne possono trovare altri a favore (ed è così in base agli appelli firmati), una generica citazione di questo tipo dovrebbe far pensare alla mancanza di argomenti, al classico fumo gettato negli occhi. Anche affermazioni come “Brunetta, Salvini, Grillo e D’Alema sono contrari, quindi mi pare che dica molto sulle ragioni del NO…”, pur essendo vere sono espedienti che non dovrebbero aggiungere e togliere nulla al dibattito;  si possono accogliere e tollerare come alleggerimenti, ma sarebbe inaccettabile costruire su queste valutazioni le proprie tesi.

Se credo che “la vecchia politica è sul NO perché vuole evitare il cambiamento che fa bene agli italiani, ma fa male ai vecchi politici” lo posso anche affermare, ma dopo aver argomentato per bene questi vantaggi per gli italiani, altrimenti suggerirei di screditare anche affermazioni come queste che pur condivido, ma che vanno argomentate a maggior ragione proprio perché d’effetto.

 

Le regole del gioco

Un ultimo fondamentale aspetto di questo specifico confronto riguarda la natura del referendum confermativo: a cosa serve il referendum? Dico ad ogni incontro: “non è un concorso di bellezza” oppure “non ci verrà data una scheda bianca dove scrivere a tema libero la Costituzione che preferisco”. Cosa intendo dire? Che dobbiamo sempre ricordarci che il referendum propone due alternative da scegliere: rimanere con la Costituzione attuale o passare alla nuova Costituzione.

mediazione_familiare1 Quest’ultima ovvietà in realtà dal punto di vista metodologico assume un aspetto decisivo. Una critica che venisse mossa alla nuova Costituzione, ad esempio, che senso avrebbe qualora valesse anche per la Costituzione vigente o addirittura fosse più grave per la Costituzione vigente e viceversa? Un difetto trovato e ben argomentato della nuova Costituzione (o della vecchia) perché dovrebbe costituire un elemento per una scelta se prima non dimostro che lo stesso difetto non c’è nell’alternativa? Con un esempio: criticare la riforma perché restano 100 senatori e 630 deputati, mentre dovrebbero essere ancora di meno, non dovrebbe essere una ragione a favore del no (come spesso ho sentito dire), ma a favore del SI’, in quanto votando NO avremmo 315 Senatori e 630 deputati. Analogamente, come mi è capitato di sentire, scagliarsi contro il fatto che nel nuovo Senato 5 Senatori verranno nominati dal Presidente della Repubblica e dureranno in carica 7 anni spiegando solamente che la loro presenza è immotivata e incomprensibile, non dovrebbe essere una motivazione così pesante per votare NO in quanto, se questo tema fosse ritenuto così rilevante, votando NO avremmo la nomina di 5 Senatori da parte del Presidente della Repubblica non per 7 anni, ma a vita.

Sostenere che si fa qualcosa nella direzione giusta, ma che si sarebbe dovuto fare di più, alla fine non dovrebbe essere una ragione per votare NO, ma per votare SI. Soprattutto se si apprezza il fatto che dopo un eventuale NO la situazione politica sarà tale per cui la classe politica non sarà incentivata a votare una nuova riforma meglio di questa in tempi rapidi, ma al contrario avrà l’alibi, o la paura, che il popolo ha voluto tenere questa nostra bellissima Costituzione così come è.

(Se qualcuno avesse avuto l’ardire di leggere tutto fin qua, dovrebbe osservarmi che questa è una “previsione”, dunque un’opinione e non un fatto, non argomentata e quindi sarebbe tentato di diffidare da ogni cosa qua sostenuta.) Essendomi avventurato in un’apodittica mi corre l’obbligo se non di argomentare, almeno di far notare che le ragioni del NO differiscono totalmente sia per radice culturale e politica, che per valutazione rispetto all’orientamento fondamentale di una riforma di questo tipo, ovvero la natura di una seconda camera – più o meno federalista – e il ruolo delle regioni. E’ invece chiaro che l’eventuale SI aprirebbe la strada ad una fase nuova e necessariamente da rodare e correggere, come fanno tutti gli stati occidentali, specie federalisti, che cambiano la faenza-1Costituzione con grande frequenza in base al mutare del rapporto tra lo stato e i territori e dunque anche i piccoli timori potranno essere verificati e nel caso modificati). Anche i desideri più forti devono fare i conti con questa dura legge del “tertium non datur”.  Se ad esempio pensassi: “non crea la democrazia diretta”, oppure “sono per il semipresidenzialismo”, dovrei accettare che questa dovrebbe rimanere una semplice osservazione, in quanto né nella Costituzione vigente né nella riforma proposta questi aspetti sono presenti.

 

Utilizzo del metodo

A cosa serve tutto questo marchingegno teorico? Propongo di usarlo come un crivello per inserire tutte le cose che vengono dette da ciascun relatore, magari seguendo questo ordine:

  1. Divertiamoci pure a dileggiare o esaltare le persone che tiriamo in causa, ma questo di per sé non può servire a screditare o avvalorare una tesi;
  2. Verifichiamo o falsifichiamo i fatti;
  3. Misuriamo le opinioni secondo i criteri sopra ricordati A/B/C/D;
  4. Separiamo obiettivi strategici (eliminare il bicameralismo paritario per fare una camera dei territori) da dettagli(i sindaci sono pochi, oppure i sindaci cosa c’entrano?);
  5. Se la tesi esposta supera i 4 punti precedenti, è utile a segnare un vero discrimine tra le due opzioni in campo o è da rigettare come semplice osservazione?

 

Di seguito alcuni esempi che sono emersi durante i dibattiti:

La Costituzione che abbiamo è la più bella del mondo: guai a chi la tocca. (Autori vari)

Si tratta di un’opinione e non un fatto. L’opinione non è argomentata, ma si potrebbe dire che almeno fa leva sul senso comune. Tuttavia è controfattuale: la Costituzione è stata modificata 15 volte dal ’63 ad oggi e il tema del bicameralismo fu un compromesso già nel ’48 (probabilmente un buon compromesso allora). Sta di fatto che negli ultimi 30 anni i tentativi di modificarlo sono stati numerosi e accorati, quindi questo tentativo di far leva sul senso di pericolo della democrazia che si ritiene insito nella democrazia è quantomeno discutibile e bisognerebbe argomentarlo con grande fatica se si volesse pretendere di spazzare via questi fatti che apparentemente smentiscono la considerazione in esame.

 

Non si deve cambiare la Costituzione vigente, ma farla vivere! (Podetta, Tirano ottobre 2016)

Opinione chiaramente apodittica e controfattuale. Suggestiva, ma chiaramente irrealistica. Se non ci siamo riusciti in decenni bisognerebbe almeno mostrare come farla vivere. E’ evidente che se il sistema politico è irresponsabile qualsiasi Costituzione fallirà, ma occorre farsi delle domande sul nesso causa-effetto: se una cosa in teoria bellissima nella pratica di un paese non funziona più, ha senso sostenere che è il paese sbagliato? E’ questa politica o follia? Affinchè l’opinione abbia un fondamento sarebbe necessario che tutti fin qua si siano sbagliati a volerla cambiare, ipotesi logicamente possibile, ma che allora va dimostrata con una certa audacia.

 

Il nuovo Senato con le autonomie locali al suo interno è un modo per aumentare e migliorare il federalismo di questo paese (Mauro Del Barba)

E’ un fatto che il nuovo Senato sia così composto, è un’opinione che aumenti il federalismo. L’opinione può essere facilmente argomentata (lo lascio fare al lettore) ed è dirimente rispetto alle regole del gioco referendario: con il SI ho questo effetto, con il NO non l’ho.

 

L’abolizione delle materie concorrenti inficia il maggior federalismo introdotto con il Senato delle autonomie locali. (Autori vari, specie leghisti)

E’ un’opinione, su aspetti tecnici e difficili da comprendere ai più. Si tenta di far credere che alcune materie sono state prese alle regioni e passate allo stato. Questo è falso e di per sé richiederebbe il cartellino giallo. E’ sospetto di essere contraddittorio e controfattuale in quanto la riforma federalista del 2006 proposta dalla Lega e pomposamente chiamata “devolution” faceva nella sostanza la stessa cosa praticamente alla lettera di come viene fatto qua. Si potrebbe dire che la dottrina costituzionale è concorde con questa operazione (avendo ricordato che di per sè non è un argomento) e che molti tra i costituzionalisti ritengono che questa formulazione sistematizzi le sentenze della Corte. Se proprio si volesse far partecipare questa affermazione alle regole del gioco senza squalificarla prima…. alzi la mano chi vuole tenere le materie concorrenti che ormai tutti hanno imparato essere la causa dei conflitti tra stato e regioni.

Il riordino delle materie concorrenti assicura razionalità ed equilibrio finanziario al federalismo e non toglie nulla all’attuale sistematizzazione fatta da quindici anni di sentenze della Corte Costituzionale (Si noti la dicitura “Disposizioni generali e comuni”…)

 

Vengono aumentati i poteri al premier. (Autori vari)

E’ un fatto, falso. La Riforma Costituzionale non cambia alcun articolo sui poteri del Presidente del Consiglio. Se poi si vuole anche qua parlare di combinati disposti, beh, si va su un terreno scivoloso.

 

Sì, ma nei fatti il combinato disposto aumenta i poteri del premier! (Autori vari)

Continua a essere un fatto, falso. Ma poniamo sia un’opinione, rispettiamola e mettiamola alla prova. La legge elettorale non fa parte della riforma e i Costituenti non vollero fosse parte della Costituzione. La legge elettorale si fa con legge ordinaria. Dunque il parlamento potrebbe in qualsiasi momento cambiarla e potrebbe votare l’Italicum, se già non ci fosse, anche dopo il referendum. E non si dica che non lo voterebbe perché ci sarebbe la nuova Costituzione: il parlamento che ha votato l’Italicum è lo stesso che stava votando questa Costituzione  (critici attuali gran parte compresi). L’ipotesi che il premier sceglie la maggioranza con l’Italicum è semplicemente falsa (su 340 deputati di maggioranza, almeno 240 saranno scelti con le preferenze). Questo argomento è del tutto falso, estraneo alla materia di cui si tratta, palesemente apodittico e usato con scopi ingannevoli. Si può tranquillamente ragionare di quale diversa legge elettorale si preferisca, ma ribadendo che nulla ha a che vedere con la riforma costituzionale. E’ evidente che entrambi i temi hanno a che vedere con il tema della governabilità, ma non si può sostenere in maniera argomentata che la riforma costituzionale abbia a che vedere con la legge elettorale perché mai vi ha avuto a che vedere nella storia repubblicana. E’ un tema importante, correlato, ma è chiaramente strumentale e ingannevole, fatto per suscitare una reazione emotiva.

Si può discutere se su aspetti decisamente minori sulle modalità con cui si fanno le leggi in parlamento sia o meno aumentato il potere del premier. Io convintamente argomenterei per dimostrare che è più tutelato il parlamento, meno esposto alla necessità e urgenza dei decreti legge, ma rimarrebbero dettagli rispetto ai veri poteri dei premierati. E anche su questi dettagli, che qua non sviluppo, se li facessimo partecipare alle regole del gioco, siamo sicuri che sarebbero argomenti per il NO e non per il SI? Dovrebbe infine chiudere questo artificioso dibattito, dal punto di vista metodologico, il fatto che è previsto l’esame preventivo della nuova legge elettorale da parte della Corte Costituzionale. Insomma, il tentativo di valutare la riforma Costituzionale sulla base della legge elettorale è suggestivo, ma inappropriato, fuori contesto. O la riforma è buona o non lo è. Se non ci fosse l’Italicum sarebbe buona? Eppure l’Italicum potrebbe essere ideato e approvato successivamente al Referendum, quindi una riforma buona diventerebbe cattiva a seguito di un fatto successivo? Se si vuol criticare l’Italicum, lo si faccia, ma si lasci perdere la riforma!

 

Il referendum propositivo va ancora normato, non è operativo!

Questo è un fatto riferito correttamente. Dunque? Facciamolo giocare con le regole del gioco: se attribuiamo  un valore positivo al referendum propositivo, meglio che ci sia, sebbene ancora da normare (votando SI) o che non ci sia del tutto (votando NO)?

Ecco il caso in cui una critica corretta al punto di essere un fatto, si rivela facilmente una ragione per il SI. Ciò avviene naturalmente per una ragione: nell’esposizione retorica spesso il sostenitore del NO tende ad affastellare critiche e dileggi che se ben esaminati non porterebbero acqua al NO, ma che evidentemente hanno faenza-2l’unico scopo di creare nell’uditore un atteggiamento negativo verso la riforma. Perché è sempre facile dire NO, ma quando si vanno a ricomporre tanti NO diversi e le conseguenze di ciascun NO ci si accorge che in questo caso è meglio dire SI. Con questa critica si può minimizzare il valore della presenza del referendum propositivo, ma la critica stessa tradisce come sia un valore la sua presenza e dunque, se correttamente interpretata, come sarebbe meglio votare SI.

 

Conclusioni

Si potrebbe continuare a fare esempi e la mia personale statistica mi dice che in questo modo il SI stravincerebbe (lo ammetto, sono di parte). Naturalmente mi è ben chiaro che prevalentemente scatteranno dinamiche ben differenti da quella qua auspicata, più simili al tifo o all’emotività.  Eppure, più si avvicina la data del referendum, più crescono le persone che mi dicono qualcosa di simile: “abbiamo bisogno di cambiare, se poi qualcosa va migliorato lo faremo”. Non è il semplice richiamo del cambiamento: son convinto che dentro di noi le osservazioni pedantemente riportate sopra scattano istintivamente dopo un po’ e che – a furia di sentire le ragioni del NO e quelle del SI – certi trucchetti sono stati interiorizzati ed è scattato un meccanismo di difesa logica da parte degli uditori.

Comunque da domani torno a fare propaganda, sia chiaro.

E’ che questa notte ho finalmente trovato tempo per mantenere una promessa fatta ai ragazzi di Faenza che sono stati splendidi nell’organizzare un confronto SI/NO e nel riempire la sala di centinaia di loro coetanei. Avrei voluto sviluppare con loro questi argomenti, perché non me la sento di lasciare dei giovani che fanno un percorso formativo solo con un piccolo comizio. La politica è una vera passione, ma di fronte a dei giovani è più forte di me: vince la passione per le loro idee e la loro crescita.

Uno di loro, dopo il confronto, mi ha confessato: son convinto che il SI’ vada nella direzione giusta, ma forse serve ancora mettere a punto meglio la proposta (che equivaleva a pugnalarmi al cuore!). Ringrazio quel giovane che dopo ore di dibattito ha voluto fermarsi a parlare ancora: solo la voglia e la necessità di convincere anche lui, di non aver timore dei dettagli che non partecipano alle regole del gioco,  che non incidono sul risultato finale, mi ha spinto a rimanere sveglio fino a tardi questa notte per scrivere questa nota che immagino nessuno leggerà, ma che tanto vorrei almeno lui leggesse. Buon esercizio per chi è arrivato in fondo e vuole provarci.

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