IMPARIAMO A FARE LOBBY

Lavorando in Senato, ho avuto spesso modo di stupirmi per le capacità e le modalità di fare lobby da parte di alcuni territori o soggetti economici. Non avevo idea di quanto questa attività potesse e dovesse essere perfezionata, almeno rispetto a quanto di mia conoscenza rispetto a pochi mesi fa.

Ne ho parlato qualche tempo fa in un’intervista rilasciata al quotidiano “La Provincia di Sondrio”. A qualche mese di distanza, vorrei farvi qualche esempio di lobby legislativa, per aiutare meglio la comprensione di quanto ho affermato.

Qualche settimana fa vengo raggiunto in corridoio da un collega che mi chiede: “Sei in commissione bilancio?”. Alla mia conferma, mi informa di essere stato contattato dai rappresentanti di un certo territorio in merito ad un provvedimento di legge che li riguardava. Mi chiede la mia disponibilità a un incontro, nel quale mi fanno avere le spiegazioni della bontà del provvedimento da loro richiesto.

La Valtellina deve imparare a fare lobbyDa quel giorno vengo informato non solo ogni volta che il provvedimento sta per tornare alla mia commissione, ma di ogni passaggio nelle altre commissioni: tali informazioni sono pubbliche, ma soggette a continui cambiamenti di calendario in base all’andamento dei lavori e dunque difficilmente conoscibili mentre si e’ impegnati nel lavoro d’aula o commissione.

In altre circostanze (ad esempio provvedimenti su bonus energia, legge europea, etc.), le singole lobbies hanno mostrato altre modalità di lavoro: audizioni continue in commissione, presentazione di numerose bozze di emendamenti, stazionamento nelle aule e nei corridoi per garantire pronti interventi.

Nel caso degli interventi per le zone terremotate, l’azione di lobby si è sviluppata in un altro modo ancora: per mesi si sono tenute riunioni preparatorie nelle regioni di provenienza, con la predisposizione di emendamenti e proposte, l’attivazione di linee di comunicazione continue tra parlamentari in aula e amministratori a casa. Questo è stato facilitato anche dal fatto che molti Senatori, fino a poco tempo fa, erano Sindaci a loro volta e dunque conoscevano nel dettaglio ogni singola richiesta, potendola a quel punto gestire telefonicamente.

Insomma: fare lobby è qualcosa di differente, di più grande e complesso che non il semplice fare rete, avere idee e progetti. Richiede applicazione tecnica, differenziata caso per caso, per poter penetrare fin dentro ai luoghi di decisione: non è una cosa che si possa improvvisare, ma è una cosa che possiamo fare e che, assolutamente, dobbiamo imparare a fare al meglio.

Mi limito a quel poco che in due mesi di lavoro delle commissioni ho potuto vedere, ma non voglio tardare a segnalarlo come una opportunità di lavoro sulla quale io per primo offro la mia disponibilità.

C’e’ sempre modo di migliorare, o no?

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