LO SCONTRO NON SERVE, PORTIAMO A CASA LE UNIONI CIVILI

Di seguito, la mia intervista del 7 gennaio  2016 per il sito Gay.it, a cura di Alessio de Giorgi. – Vedi fonte originale: qui

Senatore, ci hanno segnalato che lei legge assiduamente il nostro sito in questi giorni concitati che ci separano da quando il ddl Cirinnà arriverà in aula, il prossimo 26 gennaio. Tiene particolarmente così tanto all’opinione che la comunità LGBT si sta facendo di questa legge e del dibattito che ne consegue?
Assolutamente sì, perché è innanzitutto a loro che è rivolta questa legge. Leggo quindi con molto interesse quanto anche il suo sito riporta sul tema delle unioni civili e con piacere intervengo per puntualizzare alcuni aspetti che mi sembra riflettano disinformazione o, in altri casi, valutazioni affrettate. Premetto che come tutti i Senatori del Partito Democratico ho lavorato con passione e convinzione alla stesura del testo comunemente definito col nome della relatrice PD in commissione e che ha raccolto i contributi di tutti noi. Tutti i Senatori PD, senza eccezione alcuna, concordano sulle unioni civili omosessuali e per questo hanno dato vita ad un confronto intenso che portasse ad un testo solido e largamente condiviso, giuridicamente compatibile con la Costituzione e le sentenze a cui tutti ci riferiamo nel dibattito, dai contenuti decisamente inediti rispetto a qualsiasi proposta discussa in parlamento nel passato e che non ha mai portato a nulla. Proprio questo approfondimento ha portato ad individuare da subito il nodo delle adozioni del figlio naturale, step-child adoption, adottando convenzionalmente nel testo base la posizione della stepchild e impegnandosi ad un confronto continuo per pervenire ad una possibile soluzione unitaria basandosi su una convinzione: solo un PD forte e unito consente al paese di raggiungere importanti traguardi sulle riforme. Così è stato e continua ad essere:non vi sono divisioni tra renziani e non renziani (la stessa relatrice Cirinnà è una collega renziana), nè tra cattolici e non cattolici (cattolici sostengono la posizione della stepchild come pure laici vedono il problema della GPA e quindi sono più critici) e tutto il dibattito, almeno quello serio al nostro interno, è stato sempre teso a pervenire al più presto all’approvazione della legge e potervi inserire anche strumenti che garantiscano la continuità affettiva dei figli.

 

Cosa ne pensa del dibattito che si sta sviluppando nel paese, in Senato e nella comunità LGBT sul ddl Cirinnà e sulla stepchild adoption in particolare?
Capisco che a chi ritenga necessario e doveroso stabilire al più presto un contesto di parità tra coppie etero ed omo possa apparire ancora riduttivo questo piano della discussione, ma ciò non giustifica il ricorso alla mistificazione dei ruoli e delle intenzioni delle parti in causa. Si può e si deve esprimere una critica alle posizioni, anche severa e inflessibile visti i valori in gioco, ma trovo inutili e dannose quelle che creano artificialmente divisioni basate su etichette inesistenti o che introducono più o meno velatamente accuse di omofobia o arretratezza culturale rispetto a riflessioni che invece mi paiono serie, utili e soprattutto straordinariamente attuali e profonde, come quella, appunto, sulla GPA, sul corpo delle donne e sul senso stesso della vita e della dignità delle persone e l’uso del corpo. A chi giova in questo contesto cercare di polarizzare lo scontro e dividere artificialmente un gruppo unito dalla volontà di portare a casa un traguardo storico e mai così a portata di mano? E’ davvero possibile che l’intera comunità omosessuale si trovi compatta su un punto ovunque controverso come quello della GPA? La maggior parte degli omosessuali con cui ho potuto confrontarmi non la pensa così, eppure di loro raramente vi è traccia nel dibattito pubblico, forse perchè i pochi che hanno osato esprimersi sono stati messi alla gogna all’interno delle loro stesse comunità. Siamo sicuri che giovi alla causa questa adesione acritica ad una tesi che con i diritti delle coppie omosessuali non ha nulla a che vedere?

Ed allora secondo lei a chi gioverebbe questa discussione?
Giova di sicuro a una certa politica, che dentro ogni provvedimento, riguardi i diritti civili, le riforme costituzionali, quelle dell’economia, lavora per alimentare le divisioni e cercare di indebolire il governo. E’ comprensibile, ma nulla c’entra coi diritti delle coppie omosessuali. Il tema delle adozioni in coppie omosessuali si affaccia inevitabilmente su un tema più ampio, che ci riguarda tutti e su cui non solo la discussione è aperta in tutto il mondo, ma su cui in Italia è sancito per legge un punto fermo di assoluto divieto: la gestazione per altri. Anche su questo il dibattito si può e si deve fare, ma usando le categorie culturali corrette.

 

Secondo lei quindi la necessità di dare risposte concrete alle coppie dello stesso sesso in termini di diritti rischia di naufragare per le solite logiche politiciste, di chi tenta di creare divisioni nella maggioranza, come è già avvenuto in altre legislature?
Voglio difendere energicamente il mio partito: sta lavorando da sempre per un unico risultato e non si farà certo intimidire da chi, magari anche all’interno del parlamento, ma anche fuori, vede una ghiotta opportunità per far saltare tutto o lasciare dei segni di divisione. Io so che noi la legge la voteremo e lavoreremo fino alla fine tutti per avere la soluzione migliore possibile sui figli. A chi giova cercare di negare questo dato di sostanza e pragmatismo, provando a rileggere un dibattito serio e approfondito dentro un vecchio scontro che con questo nulla ha a che vedere?
Viviamo in Italia un momento epocale per i diritti e il mondo omosessuale. Finalmente possiamo affermare di avere a portata di mano una legge sulle unioni e una riflessione molto approfondita sul tema dei figli: davvero tutta la comunità omosessuale saluta questo momento schierandosi acriticamente e unanimemente a favore della creazione della vita sfruttando il corpo altrui? Perchè in fondo è tutto qua l’oggetto del contendere, il grande quesito che anima vigorosamente il dibattito di queste settimane. E appare piuttosto ipocrita, mi consenta, affermare che la legge che stiamo confenzionando non introduce né tocca il tema del volgarmente detto “utero in affitto”, così come non è vero, è assolutamente eccessivo, dire che ne rappresenta lo sdoganamento culturale.

 

Che soluzione vede possibile per dare i diritti ai bambini nati e cresciuti in coppie omogenitoriali, aldilà della modalità utilizzata per farli venire al mondo?
Noi vorremmo semplicemente occuparci di alcuni bambini, garantendo loro diritti come agli altri bambini. Qualcuno insorge di fronte alla proposta dell’affido rafforzato, che ha evidentemente delle lacune, ma che abbiamo pensato proprio per offrire diritti; come non vedere che rappresenterebbe la garanzia di poter mantenere la continuità affettiva in caso di morte del genitore naturale, di vivere una genitorialità maggiormente tutelata e di porre rimedio a quel corto circuito che non è il legislatore a creare, ovvero l’aggiramento del divieto di GPA? Siamo su un terreno nuovo, percorso perlopiù da persone di buona volontà che con atteggiamento pragmatico vogliono offrire alla realtà delle cose il maggior supporto possibile: è davvero utile tenere i livelli dello scontro al calor bianco, vedere ovunque omofobia, avere un pensiero unico su temi di frontiera che unanimemente e universalmente sono considerati border line o quantomeno critici? Non si rischia in questo modo di alimentare quei pericoli che si sostiene di voler combattere? Non mi illudo certo di aver posto domande nuove o in grado di far avanzare una discussione che leggo ormai rinserrata dietro le solite barricate: lascio però volentieri ai suoi lettori un messaggio che so molti raccoglieranno. Presto avremo una legge sui diritti delle coppie omosessuali: comincia la stagione in cui uscire dagli steccati di un dibattito a senso unico e potersi liberamente esprimere su temi rilevanti senza necessariamente doverli collocare dentro una tattica di guerriglia che per molti inizia ad essere soffocante.

 

Nei giorni scorsi abbiamo intervistato il giurista Angelo Schillaci che ci ha spiegato perché a suo parere l’affido rinforzato sia inaccettabile ma anche messo in guardia da un possibile referendum sulla stepchild, che a suo parere la Corte Costituzionale potrebbe anche ammettere e il cui esito pare tutt’altro che scontato. A lui abbiamo chiesto se tra stepchild e affido rinforzato possa esistere una “terza via” ma ci ha spiegato di no. Secondo lei invece esiste? E quale potrebbe essere?
Possiamo ancora perfezionare l’emendamento e rafforzare il più possibile le tutele, ma la terza via è il nostro emendamento, perchè le due opzioni sul tavolo sono la stepchild o il suo stralcio. La stessa approvazione della step-child in parlamento potrebbe rivelarsi problematica per i suoi sostenitori in quanto potenzialmente attaccabile da un referendum dagli esiti tutt’altro che scontati.

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