Migranti, accoglienza e modernità

Sabato 6 dicembre sono stato invitato dai Giovani Democratici di Sondrio e dal Circolo PD “Giulio Spini” di Morbegno per l’incontro pubblico “Accoglienza, missione possibile”. Purtroppo, a causa di impegni a Roma, non ho potuto partecipare, ma ho affidato il mio intervento a queste righe.

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L’immigrazione è uno dei temi politici fondamentali di uno stato forte, da mille punti di vista. In primis, da sempre, gli stati occidentali avanzati hanno un grosso problema demografico e di ricerca della manodopera: qualsiasi pianificazione di lungo periodo mostra l’equilibrio e la sostenibilità di pensioni e lavoro esclusivamente con pesanti inserimenti di giovani generazioni immigrate. Ma anche volendo uscire da un tema di “gretta” pianificazione economica, abbiamo da fare i conti con i valori fondanti la nostra identità.

L’accoglienza è uno di questi ed è anche uno dei nostri grandi valori, sui quali si fonda il nostro Paese, e al quale certamente non rinunceremo a favore dell’egoismo: l’immigrazione però è al tempo stesso una questione che va oltre, specialmente in questo momento epocale in cui assistiamo alla migrazione di milioni e milioni di persone, alla semplice accoglienza.

Ai drammatici aspetti della povertà e della carestia si assommano infatti altri aspetti peculiari della nostra epoca: i cambiamenti geopolitici, gli sconvolgimenti climatici mondiali, l’avanzata di nuovi modelli di sviluppo. Il tema è strettamente legato alle grandi questioni della politica mondiale: se noi ci limitiamo a “vedere” solo i profughi ospitati vicino a noi possiamo capire poco, né basta il solo buon sentimento, generico, di accoglienza, magari da contrapporre come una bandiera alla chiusura un po’ miope e ottusa che viene predicata dai nostri avversari politici.

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Attraverso i fenomeni migratori leggiamo i temi della geopolitica mondiale: la redistribuzione delle fonti energetiche, i cambiamenti climatici, l’evoluzione di nuovi modelli di potere locale, la fine del mondo bipolare e la nascita di nuove potenze regionali con esodi di massa, nuove persecuzioni, delicati equilibri geopolitici che nascono e muoiono nel volgere di pochi mesi. Sono temi che ci riguardano profondamente, e riguardano ancor più profondamente il futuro dei nostri figli. Dobbiamo avere ben chiaro che questo futuro non sarà fatto di ”piccoli mondi”, ma di grandi movimenti transcontinentali, che oltrepassano i vecchi schemi e i vecchi confini, locali e nazionali.

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Su tutte queste tensioni globali oggi si è inserito il terrorismo fondamentalista e i suoi tentativi di aggiungere anche i fattori religiosi a queste tensioni, già di per se significative, per destabilizzare il precario ordine mondiale. Serve coraggio per guardare a questo tema con la consapevolezza di chi sa che è proprio su questo tema che ci si gioca il futuro: non possiamo contrapporlo banalmente alle povertà e alle sofferenze degli italiani, né fingere di ignorare che l’arrivo di tanti profughi sconvolge precari equilibri interni… piaccia o non piaccia, è una grande sfida universale dalla quale non si fugge.

Noi cosa possiamo fare? Uscire dagli schemi ideologici, come accogliere si/no, casa mia/tua… serve capire il fenomeno: è il motivo per cui di fronte alle politiche virulente della lega sono stato al Bellevue non quando è saltato agli onori della cronaca, ma quando sono arrivati i primi profughi. Incuriosito, mi sono recato a Pozzallo: come sbarcano, chi sono, che controlli reali effettuano le forze dell’ordine, con quali sogni sbarcano, cosa si aspettano, chi li aspetta.

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Infine mi sono recato in Ungheria, perché effettivamente come abbiamo immaginato siamo di fronte a un fenomeno che non si ferma con le leggi italiane, non fermano certo un fenomeno di questa portata. Son andato a vedere che succedeva nel confine più difficile dell’Unione Europea, a constatare che fino in fondo le cose stanno effettivamente così come le vediamo noi e che le politiche più o meno egoistiche di uno stato servono solo a imbarbarirci, anche ove vengano praticate non servono minimamente a fermare il fenomeno migratorio, ma aggiungono solo sofferenze a chi me ha già avute molte, minando il terreno della solidarietà tra nazioni europee.

Siamo andati lì a denunciare la costruzione del muro serve solo a violare i diritti umani, per dire che l’Europa deve essere più unita e avere politiche migratorie comuni, anche con una politica estera unitaria per intervenire laddove i fenomeni si originano; è evidente che la volontà dei terroristi è quella di destabilizzare i continenti, ma l’Italia è il paese coi nervi maggiormente saldi e più consapevole della complessità dello scacchiere mediorentale. Bombardare non serve: la visione italiana resta la più apprezzata dietro le quinte, con la ricerca di una strategia complessiva  tra tutti gli stati, e solo in ultima istanza, eventualmente, l’intervento di terra con le truppe.

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Non bisogna soffiare sul fuoco come fanno in maniera irresponsabile alcune forze politiche, anche italiane, che immaginano di sparare (ebbene sì, non dimentichiamoci che chiedevano anche quello!) su chi fugge dai barbari terroristi e vorrebbero indurci a cadere nel loro tranello e bombardare civili e militari nelle zone occupate, magari andando ad alimentare l’idea stessa di una guerra di religioni, che sarebbe la più grande e catastrofica guerra mondiale mai immaginata. Diciamo con forza che noi accogliamo chi è in difficoltà, ma anche che pensiamo al futuro di tutti noi sapendo che stiamo costruendo un futuro di pace a discapito di chi sarebbe pronto a gettarsi nella trappola del terrore.

Serve avere il coraggio di dire al nostra sull’immigrazione, che non significa essere buonisti fuori dal tempo, ma esserci dentro concretamente, pensando al futuro di tutti, senza illuderci che chiudendo le porte di casa tutto passerà senza darci fastidio, come alcuni stanno cercando di mettere nella testa soprattutto ai valtellinesi. Accogliamo gli immigrati, accogliamo i nostri valori, accogliamo la storia e costruiamo la pace.

Buon lavoro a tutti e buon lavoro al Partito Democratico: criticato e criticabile, conteso e contendibile, ma unico vero baluardo di democrazia nella politica italiana in un momento tanto delicato. Mi fa molto piacere che in tanti e in diversi modi si compie questo tipo di lavoro, soprattutto culturale, da offrire a tutti nel loro stesso interesse, senza cadere nel gioco di chi vuole dividere: accogliamo, perché pensiamo al territorio e ai cittadini.

 

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