RIFORMA COSTITUZIONALE: SI, NOI SENATORI SIAMO MATTI. E ORA AD OTTOBRE #VOTASì

Una delle esperienze più belle del fare politica, tra tante difficoltà e amarezze, è quella di incontrare sul campo i cittadini, le famiglie, gli imprenditori, le passioni e le vite che stanno dietro alle tante, troppe parole che si è soliti veicolare attraverso i media.

Tra questi momenti, uno particolarmente felice è l’incontro con i bambini, specialmente quelli delle scuola primaria. Le loro domande hanno sempre il pregio di mettere a nudo le situazioni più complicate, guardando all’uomo che hanno davanti prima che al suo ruolo: si preoccupano sempre di maurodelbarbachiedere come faccio con i miei bambini, stando così lontano; cercano di capire che lavoro facevo e prima e come farò dopo; mi chiedo quanto quanto guadagno, se mi piace, quali sono i momenti belli e quelli brutti… e anche come funzionano le istituzioni!

Ai bambini si riesce solo a raccontare la verità più semplice ed essenziale, non ti consentono nemmeno di provare ad aggirare i nodi critici: la loro semplicità esige completezza e serietà

Già lo scorso anno, in una scuola primaria della Lombardia, provai a spiegare ai giovanissimi studenti perché noi parlamentari stessimo facendo questa riforma costituzionale: “Abbiamo bisogno di decidere più velocemente, portando le Regioni ed i Comuni direttamente dentro il Senato, così che possano dire subito la loro sulle questioni che li riguardano”.

Pochi giorni fa un bambino, dopo aver saputo che avremmo chiuso il Senato così lo conosciamo oggi (quello dei 315 Senatori, per intenderci!) per aprire un nuovo Senato delle autonomie composto dai consiglieri regionali e dai sindaci, è balzato sulla sedia esclamando:

Ma siete matti! Così perdete il vostro lavoro!“.

intervento in aulaLa sua schiettezza e la sua perspicacia hanno fatto ridere tutta la classe e mi ha fatto capire che sì, siamo matti. Siamo matti davvero: nel 2013 abbiamo creduto che saremmo riusciti a fare le riforme, e le stiamo facendo. Con orgoglio, con convinzione e con l’umiltà di chi è consapevole che non tutto si può fare come avremmo voluto noi e che la storia non finisce oggi: ma certamente un pezzo importante di strada si conclude oggi.

Abbiamo votato sei volte questa riforma in Parlamento, in alcune fasi a larghissima maggioranza.

Ora tutti noi parlamentari del Partito democratico e della maggioranza chiederemo di interpellare ogni singolo cittadino italiano sulle nostre scelte, attraverso il referendum confermativo che si terrà in autunno.

Saranno gli uomini e le donne d’Italia a trasformarla in legge e a far nascere, ad ottobre, la nuova Costituzione.

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