Ripulire il lessico della politica

Questi primi 50 giorni di consultazioni e balbettii con tentativi di formare il governo non sono semplicemente vuoti e noiosi. Potrebbero essere anche molto istruttivi e potrebbero servire a rigenerare il vocabolario della politica, almeno quella sparata quotidianamente sui giornali. Non ho la minima speranza, in realtà, che ciò accada, ma vi sarebbero tutti gli elementi affinchè fosse così. Alcune situazioni, infatti, dovrebbero aprire definitivamente gli occhi e mettere una pietra tombale a determinate convinzioni o luoghi comuni, ritualmente utilizzati dai piccoli populisti, padani o napoletani che siano.

PRESIDENTE DEL CONSIGLIO: negli anni abbiamo sentito spesso esponenti di Lega e m5s, per la verità anche di Forza Italia a legislature alterne, inveire e aizzare i cittadini contro questo e quel presidente del consiglio in quanto non eletto dal popolo. Qualcuno ci ha addirittura creduto. Anche in questa campagna elettorale, dove se vi era una certezza era quella che non vi sarebbe stata una coalizione oltre il 50%, m5s e Lega in particolare hanno molto insistito sulla figura del proprio leader come premier: legittimo avere un proprio “candidato” premier, ma poi, dopo le elezioni, il Presidente della Repubblica decide a chi affidare l’incarico e il parlamento gli vota la fiducia. Punto. Possiamo stare certi che dopo l’auspicata nascita di un governo qualcuno tuonerà nuovamente: “tradimento del voto popolare”. N.B.: si può anche pensare che sia ora di eleggerlo direttamente, questo premier. Bene: si formi un governo con la Costituzione vigente e si cambi la Costituzione che questo stabilisce. Altrimenti sono solo “chiacchiere e distintivo”.

INCIUCIO: termine temporaneamente sparito dal lessico ripulito del populista padano, furbescamente annientato da quello dello scugnizzo napoletano, (prima che qualcuno insorga: per me Salvini e Di Maio sono i leader di formazioni che hanno raccolto milioni di voti, quindi politicamente li rispetto e li reputo interlocutori. Mi si lasci ribaltare per una volta, ad uso della retorica, lo stile narrativo, proprio mentre tento di spiegare perchè la pulizia linguistica non sarà operata, nonostante ve ne sarebbero delle opportunità: si chiama faziosità cieca, guidata, pilotata, dai mezzi di informazione). Tutto ciò che non li ricomprende era inciucio. Votarsi insieme, escludendo di fatto il PD, le cariche di Camera e Senato è stata una passeggiata di salute, tentare per mesi un governo insieme una necessità per il paese, aprire contemporaneamente ad alleanza con Lega o con PD da parte dei M5S un esercizio di responsabilità. L’inciucio non esiste più, perchè la Costituzione, sacra a giorni alterni, stabilisce, effettivamente, che l’Italia è una democrazia parlamentare: ovvero i cittadini eleggono il parlamento e il parlamento stabilisce le maggioranze e il governo. Potrebbe anche sembrare strano questo meccanismo, desueto o perfino ingiusto. Ebbene, si formi un governo con la Costituzione vigente e si cambi la Costituzione che questo stabilisce. Altrimenti sono solo “chiacchiere e distintivo”.

LEGGE ELETTORALE: deve pur esserci un motivo se M5S e Lega si trovano a fronteggiare delle enormi contraddizioni rispetto a quanto dichiarato nel passato. Non potendo esserlo la Costituzione, difesa contro l’assalto del PD Renziano, allora deve per forza trattarsi della legge elettorale, voluta da Renzi e Berlusconi per fregare gli altri (così la si racconta). A parte che la legge elettorale è stata concertata da tutti i principali partiti, affossata la prima volta nel voto segreto da M5S alla Camera, rivista con il contributo prevalente della Lega, in ogni caso al Senato oggi M5S ha un numero di Senatori superiore a quello del PD a inizio della precedente legislatura e di molto superiore a quelli di fine legislatura; dunque poche chiacchiere e su le maniche. Per i più incalliti scettici, numerosi studi mostrano che nessuna legge elettorale avrebbe garantito un vincitore con queste distribuzioni percentuali di voti, come ben riporta questo articolo stilato dopo le elezioni (http://www.youtrend.it/2018/03/08/no-non-e-colpa-del-rosatellum/). Che fare allora? Proprio oggi un elettore di destra incontrato in strada a Morbegno mi diceva: serve una legge che dia il vincitore alla sera del voto! In tal caso però il bicameralismo paritario previsto in Costituzione e il differente bacino elettorale delle due Camere, nonchè la “base” regionale per il Senato rendono impossibile un esercizio di quel tipo, anche immaginando un doppio turno. A meno che… a meno che non si pensi ad una riforma della Costituzione che preveda una sola Camera politica e una legge elettorale, che potremmo chiamare, Italicum bis, che preveda un ballottaggio tra i primi. Già sentita, ma vuoi mettere se a pensarci oggi sono i paladini della democrazia diretta? Animo! Si formi un governo con la Costituzione vigente e si cambi la Costituzione che questo stabilisce. Altrimenti sono solo “chiacchiere e distintivo”.

RIFORME ISTITUZIONALI: tornano necessarie, prima erano inutile sfizio di Renzi e Napolitano: con le riforme della costituzione e della legge elettorale non si mangia, dicevano… Oggi in tanti iniziano a capire che senza riformare il sistema non solo si rischiano false partenze, ma anche quando, come mi auguro, si formerà un governo, meglio se con i vincitori delle elezioni, soprattutto i programmi altisonanti e acchiappagrulli troveranno non solo lo scoglio della dura realtà, il che sarebbe anche giusto, ma anche le sabbie mobili di un sistema fatto per rallentare tutto e cambiare poco. Eppure ci si ostina a ritenere che bastano quattro parole d’ordine, uno stuolo di giornalisti che spingono, la sostituzione dei politici sporchi ed esecrabili per cambiare lo stato delle cose in meglio. Lo spiega in questo lucidissimo articolo il professor Fabbrini sul sole24ore (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2018-04-21/perche-riforme-devono-iniziare-istituzioni–212841.shtml?uuid=AEQU4gcE&refresh_ce=1). Vogliamo rimettere mano alle riforme? Si formi un governo con la Costituzione vigente e si cambi la Costituzione e la forma dello stato. Altrimenti sono solo “chiacchiere e distintivo”.

VINCOLO DI MANDATO: qualche irrimediabile ottimista potrebbe pensare, a questo punto, che il vero problema della politica italiana sono i voltagabbana, che inquinano la volontà popolare passando all’altro schieramento una volta eletti. Altrimenti sì che tutto funzionerebbe. Anche sul vincolo di mandato/mandato imperativo mi pare che questi giorni siano stati illuminanti. Da Salvini che dichiara di voler cercare in parlamento i voti mancanti al centrodestra (una volta sarebbe stato mercato delle vacche) ai M5S che chiedono ai parlamentari PD (tranne i renziani) di appoggiare il proprio governo, salvo poi chiederlo a tutto il PD renziani compresi. Ebbene, quale vincolo di mandato dovrebbero osservare questi parlamentari? Quello siglato coi propri elettori in campagna elettorale? Quello che eventualmente dovesse scaturire successivamente dagli organi dirigenti del partito? E di fronte a scissioni come quella di Forza Italia all’indomani della decadenza di Berlusconi che sosteneva il governo Letta, quale dei due gruppi avrebbe violato il vincolo di mandato tanto invocato? L’unico modo per istituire un vincolo di mandato funzionante sarebbe quello delirante di far firmare un contratto a dei parlamentari affinchè paghino una penale ad una società qualora questa stabilisca arbitrariamente che tale mandato imperativo sarebbe stato violato: come capite un’autentica corbelleria incostituzionale. Pardon, l’hanno già fatto! Si ritiene comunque che questo orribile principio debba trovare una qualche attuazione legale? Si formi un governo con la Costituzione vigente e si cambi la Costituzione che questo stabilisce. Altrimenti sono solo “chiacchiere e distintivo”.

PROGRAMMI ELETTORALI: una visione più tecnica tenderebbe a dirci che per uscire da questo pantano l’unica cosa possibile sia quella di abolire i posizionamenti ideologici (destra e sinistra non esistono più) concentrarsi sui programmi e, se necessario, nominare una commissione di professori che trovino i necessari compromessi tra le forze in campo stilando dei contratti frutto delle mediazioni dei rispettivi programmi. In fondo l’hanno appena fatto i tedeschi no? La sacralità dei programmi del resto dovrebbe essere alla base di quelle formazioni che predicano l’ideologia della democrazia diretta. Ti chiedo un voto su un programma, magari costruito assieme in rete, e poi da lì va tutto in discesa: chi non vota secondo il programma (che sarà magicamente comprensivo di tutto quanto potrà accadere dal giorno dopo il voto) verrà espulso con un click da un qualunque contraente in rete o magari da un meccanismo automatico siglato in una blokchain! Sebbene mi ritenga innovatore, amante della tecnologia e ottimista sul ruolo del progresso nel futuro, faccio fatica a immaginare che tutto questo possa funzionare. E inviterei alla cautela anche i fedeli dei meet-up, visto che, quando si mette tutto nelle mani di un algoritmo, si mette tutto nelle mani di una persona, il che è il contrario della democrazia diretta. Tra i tanti esempi (cambiamenti di posizioni operati in aula, esclusioni di candidati sindaci votati in rete, finte esclusioni di parlamentari annunciate durante le elezioni) quello che il Foglio ha denunciato sul programma M5S in questa piccola inchiesta dovrebbe aprire gli occhi anche a chi ancora continua a credere di essere giunto nel bengodi della democrazia (https://www.ilfoglio.it/politica/2018/04/17/news/programma-truffa-movimento-5-stelle–189818/). Incidenti di percorso, diranno gli inguaribili ottimisti. Possibile, la macchina verrà perfezionata. Sta di fatto che comunque la si voglia mettere Di Maio ha offerto contemporaneamente a Lega e PD un governo con M5S, come a dimostrare definitivamente che i programmi, poi, si cambiano in base alle necessità. Non sono veramente istruttivi questi 50 giorni di scuola di politica sotto la direzione di Mattarella?

DEMOCRAZIA DIRETTA: che dire. E’ evidente che non c’è tempo. Aboliti gli streaming da molti anni, si sa mai che possa scappare un congiuntivo sbagliato in diretta, ora che c’è un capo (uno vale uno lo teniamo per quando si va a cena e si paga alla romana, sempre che poi ci si faccia fare gli scontrini separati), faccia lui e poi ci dica. Certo, qualcuno non ha capito l’evoluzione e insulta on line proprio il capo: effetti collaterali della rivoluzione democratica diretta. Ad ogni buon conto, sebbene io sia convinto che per questioni antropologiche, fisiche, sociologiche e fors’anche filosofiche, la democrazia diretta sia un’utopia vera, di quelle che riservano grandi amarezze e fregature, sono anche convinto che le forme della partecipazione vadano completamente rinnovate per evitare che la democrazia della rappresentanza divenga essa stessa un tradimento della democrazia. Si ritiene di voler potenziare la partecipazione o addirittura introdurre forme di democrazia diretta? Intanto si inizi a razzolare bene e a non contraddirsi ad ogni occasione, poi si formi un governo con la Costituzione vigente e si cambi la Costituzione che questo stabilisce. Altrimenti sono solo “chiacchiere e distintivo”.

EMERGENZE SPARITE: immigrazione, crisi economica, sicurezza…spariti, come mostra questo articolo (https://www.ilfoglio.it/politica/2018/04/25/news/emergenze-che-non-lo-erano-191277/#.WuCth3mmmbg.facebook);  tutto questo periodo di formazione gratuita non potrebbe esistere se non fosse aiutato dai mezzi di informazione. Per consentirci di seguire meglio questi 50 giorni ed apprendere queste lezioni di diritto costituzionale (i costituzionalisti nel 2016 in un anno intero non hanno saputo fare quanto questi giorni di pigro salire e scendere dal colle), i grandi mezzi di informazione e perfino i troll sulla rete, hanno smesso di divulgare fake news e perfino di rappresentare la cronaca dei giorni nostri mostrando un paese in preda ad una crisi acuta e irrefrenabile. Grazie a questo sensazionale patto stretto silenziosamente dalle principali testate cartacee, trasmissioni televisive, redazioni on line, hacker russi, possiamo goderci questi giorni formativi e… dimenticare tutto non appena ripartirà la macchina.

Perchè non è possibile che aprendo gli occhi e vedendo tutto questo una persona senziente possa pensare: lo stato delle cose deve cambiare. Sarebbe come tirarsi addosso un compito gravoso: l’Italia è irriformabile dopotutto, no? Meglio, molto meglio, sonnecchiare per un paio di mesi e poi riprendere come nulla fosse. Qualcosa capiterà, ma non sia mai che ci tocchi far fatica, armarci di rispetto reciproco, cultura, umiltà e voglia di fare. Ancora qualche serata a guardare film su netflix e poi via, si torna a lanciare improperi dalla tastiera.

Rispondi